Dott.ssa Elisa Fermo
Psicologa Psicoterapeuta
Mestre - Venezia


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Terapia di coppia

“Nessun rapporto è perfetto o immune da incomprensioni. E’ la volontà di superarle che fa la differenza”
N. di Paolo

Viversi in una coppia non è sempre una facile passeggiata in un campo di fiori: si è due individui, ben distinti, e anche diversi.
Per questo ci possono esseremomenti, periodi, nei quali uno o entrambi i partner della coppia  sperimentano un senso di disagio, frustrazione, smarrimento, dubbio, insoddisfazione.

Quello che si fa quando si sta insieme è “un viaggio a due” che può vedere intoppi, frenate, corse in avanti, cambiamenti, brusche battute di arresto, “calma piatta”, deviazioni sulla strada, gioie e  perché no, anche conflitto.

“Ma perché è capitato/sta capitando proprio a noi?”

Anche quando c'è sentimento, amore, affettività e intimità, reciprocità nel desiderio di stare assieme ed essere una coppia, comunque vivere nella coppia ed essere una coppia può non essere semplice: lo stress, la fatica e la stanchezza del quotidiano, la famosa e deleteria routine, che ci trascina nella spirale del “fare” ogni giorno millemila cose; portare a temine un sacco di compiti e doveri, da spuntare dalla lista.

(avete presente? “hai fatto la spesa? - No! avevi detto che la facevi tu! - No! ti ho detto che io andavo a prendere il bambino e tu la spesa, e mentre lui va a piscina/canto/piano/calcio/lezioni di cinese, io correvo a casa che con la spesa fatta preparo la cena e poi tu lo vai a riprendere che appena rincasate cena, doccia, pigiama, controllo compiti e via a letto. Che poi domani c’è anche tua madre da accompagnare dal dottore e mio padre che viene a pranzo, che povero è sempre da solo… Ma perché non ti ricordi mai nulla? e alla fine devo fare tutto da sola/o!”).

E in queste condizioni può venire a mancare quella leggerezza, spensieratezza e quella spontaneità; la gioia della possibilità di improvvisare, di ritrovarsi  nel momento della voglia e del desiderio di stare insieme, e non come ultima “voce” rimasta dopo che si sono spuntate tutte le altre sopra della lista.
Il rischio dietro l’angolo è quello di sentirsi spenti, spersi, su di un binario che ci trascina, piuttosto che in viaggio con le nostre gambe, che si muovono insieme nella direzione scelta e condivisa. E continuare così ci affatica.
Ci affatica il pensiero, il timore che non sia più com’era prima; e per questo che non possa essere ancora. Temere che sia tutto perduto.
E invece, proprio quando si teme questo allora è possibile rimettersi in gioco (e in moto): ri-cercare ancora, e ritrovare. Che cosa? L’Altro. La speranza. L’entusiasmo. Ritrovare la priorità di essere insieme e stare insieme, perché è da lì che tutto è nato e ha preso forma. E’ lì che c’è la magia.

Spesso nelle relazioni, anche “quando le cose non vanno”, o non sono più “come una volta”, si tende a dare per scontato che l’altro riesca e debba sempre capire cosa proviamo, intuire ciò che desideriamo, sapere cosa ci aspettiamo.
E si rischia anche di dare per scontato che l’altra persona ci sia. E’ lì. Con noi. Per noi. “In fondo, siamo una coppia”.
Ma solo il dialogo, la comunicazione aperta verso l’altro, l’ascolto attento e partecipe, permettono che ci sia reciprocità.
Non ci si deve dimenticare che, anche con tutto l’amore del mondo, non ci si può leggere nel pensiero. E non si deve farlo.
E non ci si aspetta da nessuno che stia dove non sta più bene.

Altro aspetto che incontro nelle storie delle persone, è l’aspettarsi che l’altro “combaci” e “si incastri” perfettamente a noi, al nostro essere, come la famosa “altra metà”. Ma si è sempre due individui. Più o meno adatti ad incastrarsi l’un l’altro, ma sempre e comunque ciascuno a suo modo e “con le sue forme”. L’importante è riconoscersi “ugualmente diversi”, e accettare l’alto proprio per questo: la sua unicità e individualità e il diritto di essere ciò che è.
L’obiettivo in una relazione non dovrebbe essere quello “di far sì che lui/lei sia/diventi”…come noi vorremmo o avremmo bisogno fosse. Ma cercare di stare bene così come si è, proprio perché siamo ciò che siamo. Altrimenti non saremo mai felici: mancherà sempre qualcosa. Non sarà mai “perfetto”. E certo, come potrebbe. Il partner “per come lo vogliamo” ad un certo punto, con tutto l’impegno e l’amore che può mettere, non reggerà più il peso della maschera; e la condiscendenza e compiacenza non saranno più possibili. L’altro, d’altro canto, sperimenterà la frustrazione o la cocente disillusione del “credevo fosse la persona perfetta…credevo fosse amore (e invece era un calesse)…”

Se dobbiamo trasformare l’altro o noi stessi affinché la carretta possa continuare ad essere trascinata, magari dovremmo prenderci un momento di riflessione e chiederci e capire se è questa la relazione di coppia e l’amore che vogliamo vivere.

Che cosa possiamo fare allora, ciascuno di noi, ogni giorno, nella nostra coppia?

  • Ascolto.
  • Accoglienza.
  • Accettazione.
  • Comprensione.
  • Comunicazione.
  • Presenza.
  • Piccoli gesti.

Litigate, discutete, arrabbiatevi. E poi fermatevi, guardatevi, parlatevi e ascoltatevi. Non fermate le emozioni negative, non negatele a voi o all’altro. Ascoltatele e comunicatele. Ma lasciate entrare anche quelle positive. Accoglietele e attaccatevici. Sono le vostre risorse, come persone e come coppia.
L’amore si coltiva ogni giorno. La coppia anche.

E se ogni tanto capita di sentirsi distanti, di non capirsi più, non aspettate di essere al capolinea, gettando la spugna perché “tanto ormai non serve più niente”.
Ma cercate insieme non solo cosa si è rotto ma anche come si può aggiustare.
E sentite la voglia di volerci provare, ad aggiustare le cose.
La cosa più difficile a volte è riconoscere il momento in cui qualcosa non va e si ha bisogno di ri-conoscersi e ri-trovarsi.

E’ facile?
Non sempre.
Il risultato di “e vissero felici e contenti” è garantito?
Nemmeno.
Avete qualcosa da perdere?
Sì. Un’occasione. Il rischio che, nonostante come vi sentite adesso, possa anche funzionare.

E se non sarà così? “E se scopriremo che davvero le nostre strade non sono più intrecciate?”
Ok. C’è questa possibilità. Fa male. Progetti, desideri, sogni e speranze vanno “rivisti”; ad altri bisogna rinunciare, almeno per il momento.
Ma anche arrivare a questa consapevolezza, e gestire tutto ciò che ne deriva (una vita insieme, magari dei figli, le rispettive famiglie di origine, che ci hanno accompagnato e che si sono intrecciate alle nostre vite fino a questo momento) può essere fatto nel modo più utile a preservare il benessere e l’equilibrio di ciascuna delle persone coinvolte.
Sostenendosi anche nel dolore di lasciarsi.
Perciò che tutto ciò che di buono c’è stato nello stare insieme, nell’essere stati una coppia, possa rimanere custodito, lì, in un posto dedicato, preservato dal dolore per i rancori, i rimpianti, le accuse, i sensi di colpa “per ciò che siamo stati e potevamo essere e che invece non saremo”.
Si può fare.

“– Mamma, perché quella coppia si stringe così forte?
– Succede a chi si trova quando ormai lo pensava impossibile, e non vuole più perdersi.”
- Anonimo


Elisa Fermo
Psicologa Psicoterapeuta a Venezia / Mestre

Dott.ssa Elisa Fermo
Psicologa Psicoterapeuta a Venezia - Mestre

Iscritta dal 2011 all’Albo degli Psicologi della Regione Veneto n. 7918
Laureata in Psicologia Clinica, presso l’Università degli Studi di Padova
P.I. 04494630264

 

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