Dott.ssa Elisa Fermo
Psicologa Psicoterapeuta
Mestre - Venezia


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Attacchi d'ansia

L'ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva della felicità di oggi.
(Charles H. Spurgeon)

Ti è mai capitato di sapere che il giorno dopo avresti avuto un colloquio col capo e quella sera fatichi a prender sonno, oppure dormi davvero poco o nulla?

Oppure ti sarà capitato di pensare che quella certa persona non hai proprio piacere a vederla, eppure questo weekend dovrai addirittura trascorrerci una giornata intera assieme…e senti una stretta allo stomaco alla sola idea!

O ancora, gli esami all’università…giorni e notti di “studio matto e disperatissimo” (come scriveva il caro Leopardi) e poi, il fatidico giorno, “il buio nel cervello” e quell’urgenza incontenibile di trovare una toilette libera…e l’esame da ripetere.

Vogliamo invece parlare di aerei/traghetti? oppure automobili, se malauguratamente hai avuto una esperienza di incidente automobilistico anche lieve che però ti lascia “nella testa e nella pancia” l’immagine del ricordo e il timore di rimetterti al volante; per cui preferisci essere sempre in compagnia di qualcuno…che guida al posto tuo.

Queste sono tutte situazioni che hanno in comune un fattore: la “famosa” ansia/angoscia/panico.

Ho usato tre parole distinte, e in quell’ordine, non a caso: sono tre parole per tre situazioni psico-emotive (e fisiologiche) diverse; sebbene nella quotidianità vengano molto spesso interscambiate al pari di sinonimi.

Vediamo perché non è così.

L’ANSIA: CHE COS’E’

Possiamo pensare all’ansia come ad un campanello d’allarme che ci avvisa che potrebbe verificarsi una data situazione nella quale è utile essere “pronti e all’erta”, sia reagendo con lo “starci dentro” sia reagendo con la fuga/evitamento.

Per questa ragione l’ansia è uno strumento utile:

  • aiuta ad essere pronti e reattivi (ad es. per un esame o colloquio importante),
  • mantiene una concentrazione adeguata a rendere maggiormente in una performance che sia all’altezza della situazione (ad es. parlare in pubblico, prestarsi a compiere una gara ecc).

ANSIA: COME RICONOSCERLA

Di certo te ne sarai reso/a conto che nelle situazioni tipo quelle accennate sopra, se ti sarà capitato di viverle, avrai potuto sperimentare uno o più di questi sintomi che rientrano nella parola “ansia”:

  • sudorazione aumentata (ascelle, mani, schiena);
  • battito cardiaco un po’ accelerato (io agli esami orali…un tamburello nel petto!);
  • difficoltà a concentrarti nel fare quello che stai facendo;
  • fastidi di stomaco o di pancia (o, a volte, ad entrambi…);
  • irritabilità (sentirsi “tesi come un corda di violino”, una “molla” pronta a scattare al minimo tocco)
  • fatica a rilassarsi la sera ed abbandonarsi al meritato sonno di fine giornata; oppure risvegli notturni, con relativa fatica al riaddormentamento; nelle situazioni più impattanti, una vera e propria insonnia.

Ma come scritto qualche riga fa, anche se a noi tutto ciò sembra davvero fastidioso, ci sono delle situazioni in cui sperimentare quel che si dice uno “stato di attivazione più elevata” ha la sua funzione utile per noi. Quindi lo possiamo considerare un vero e proprio “strumento adattivo”.

La “questione centrale”, su cui porre l’attenzione, sono le seguenti due parole: modalità adeguate (di utilizzare questo strumento).

QUANDO L’ANSIA NON CI FA PIU’ BENE

Quando, invece, il campanello d’allarme s’inceppa e suona troppo o troppo spesso, l’ansia cessa di essere uno strumento utile.

Si trasforma, allora, in uno stato di attivazione elevata e duratura che causa stress e limita il nostro benessere.

In questi casi, l’ansia diventa un vero e proprio limite per il nostro senso di sicurezza nelle situazioni della vita di ogni giorno.

L’ansia non è più nostra amica ma ci paralizza e diventa disfunzionale alle nostre attività quotidiane.

Questo può comportare

  • il sentirsi molto limitati nella nostra capacità di saper prendere decisioni;
  • il sentirsi molto limitati in quelle che sono le nostre normali e consolidate autonomie (es. uscire da soli e prendere la macchina per recarsi in qualche luogo);
  • il sentirsi “meno sicuri di noi”, non ci fidiamo di ciò che possiamo o non possiamo, così come ci fidiamo meno anche del mondo che ci circonda.

Tutto questo succede soprattutto in funzione di una caratteristica dei problemi d’ansia:

essi infatti non sono strettamente collegati solo al ricordo di esperienze passate (che abbiamo vissuto come altamente stressanti e ansiogene) ma, soprattutto, al timore (che a volte diventa una vera e propria paura) che tali situazioni possano verificarsi nuovamente e inaspettatamente, cogliendoci impreparati e facendoci sentire, soprattutto, inadeguati ad affrontarle.

Ciò fa sì che, a volte, da uno stato di “ansia normale”, si arrivi ad una potenziale ma possibile escalation dei sentimenti di preoccupazione e angoscia. Cosa succede in quei casi? beh, spesso si tenta di gestirli ma in modi del tutto disfunzionali al nostro benessere. Avviene un’effetto-paradosso: nel tentativo di gestirle le facciamo peggiorare.

Le preoccupazioni e le angosce legate ad uno stato di ansia prolungato e frequente hanno i loro risvolti sia nella mente che nel corpo (si parla frequentemente di somatizzazioni poiché le persone possono soffrire di sintomi quali emicranie, gastriti, sintomi intestinali, tachicardie, insonnia ecc).

Guarire e gestire le ansie è possibile, talvolta in tempi anche molto brevi, ma occorre rivolgersi ed affidarsi ad professionista adeguatamente formato che ci possa aiutare in questo percorso.

Fin qui hai letto dell’ansia, di cosa è di come si manifesta, del perché è utile e di quando non lo è più.

Vuoi sapere cosa può succedere quando l’ansia diventa “qualcosa di più”? leggi nel blog PsicoPillole l’articolo sul panico >>


Elisa Fermo
Psicologa Psicoterapeuta a Venezia / Mestre

Dott.ssa Elisa Fermo
Psicologa Psicoterapeuta a Venezia - Mestre

Iscritta dal 2011 all’Albo degli Psicologi della Regione Veneto n. 7918
Laureata in Psicologia Clinica, presso l’Università degli Studi di Padova
P.I. 04494630264

 

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